Specialista in colore
96/02.08 Modulo -IT
Un inconsueto profilo professionale. Che consiste nel fare architettura con il colore.
Si chiama Jorrit Tornquist, è italo-austriaco, nato a Graz nel 1938, e vive in Italia. La ricerca sul colore e sulla luce è insieme la sua passione scientifica, la sua attività artistica e la sua professione. E' un color designer: progetta l'aspetto cromatico di edifici e costruzioni affinché si inseriscano o si distacchino meglio nell'ambiente circostante. Sin dal 1959 Tornquist si dedica esclusivamente, prima in Austria, poi in Italia, alla passione per il colore, che nasce come ricerca sui fenomeni della percezione, delle ambiguità percettíve e sulle sue possibilità espressive; da questo interesse nascono i suoi studi tridimensionali per il coordinamento spaziale dell'uomo. Sperimentando le reazioni dell'uomo e degli animali che la percezione del colore provoca, ha iniziato ad occuparsi dello studio del colore degli spazi architettonici. Il tema è sempre duplice: l'integrazione di una serie di elementi ma anche la creazione di landmark, di segni visibili sul territorio, sia che si tratti di una scuola alberghiera (Aigen, 1977), di case popolari (a Grugliasco e nell'hinterland di Torino, 1980), dei Bundesrealgymnasium di St. Peter a Graz (1984), del trattamento cromatico di una piazza (Jakominiplatz, Graz, 1994), oppure dei ponti dell'autostrada Milano-Varese (1995). La difficoltà consiste nel far capire ai committenti che cosa si può fare con il colore. Una volta che si sono resi conto della sua importanza nel contesto dell'opera architettonica, anche per il futuro è probabile che adottino soluzioni in cui il colore è un elemento indispensabile. Tuttavia, il lavoro dei color designer non si è ancora affermato come una professione autonoma e riconosciuta. Semplicemente non si pensa che esista. Il colore viene concepito come un accessorio scontato. Dalla capacità di controllare la percezione cromatica dipendono il successo del progetto e la sua capacità di inserirsi nella vita quotidiana in modo positivo per gli utenti: il colore è l'occasione di aumentare in misura essenziale il valore funzionale e culturale del progetto, ma anche di migliorarne la portata sociale. L'interesse di Jorrit Tornquist per il colore e per la luce è di tipo scientifico. Si rivolge non solo alla percezione del colore e al suo rapporto con la luce, ma anche alle sue funzioni in natura: nel mimetismo, nel processo di riproduzione degli animali e delle piante fino ai suoi effetti psicologici sull'uomo. La ricerca permette di scoprire leggi, rapporti ed un sistema di relazioni cromatiche che diventano, nell'insieme, una grammatica, una sintassi da applicare qualvolta si tenti di integrare un edificio in un determinato contesto o di sviluppare l'illuminazione per un interno. La professione di color designer è iniziata però per Tornquist attraverso l'arte; infatti la sua attitudine a far uscire dalla tela la tridimensionalità attraverso l'utilizzo del colore lo ha condotto ad ottenere incarichi per redigere progetti di colore. I suoi primi clienti come color designer arrivarono proprio dalle relazioni che aveva come artista; oggi i suoi clienti spaziano da industriali, privati, enti pubblici, studi di ingegneria e di architettura, a ditte che operano nel campo dell'industrial design.
Il termoutilizzatore dell'Azienda Servizi Municipalizzati di Brescia (1997 98)
Jorrit Tornquist, in collaborazione con l'arch. Massimo Gozzoli e lo Studio Tekne di Brescia. L'impianto è visivamente inserito nel suo contesto e la sua torre, sottile (9x9 m) ma ben visibile con i suoi 120 metri di altezza, sia dall'autostrada Milano-Venezia, sia da Brescia 3, funge anche da segnale. Incuriosisce con la sua finta torsione che muta secondo la luce, anche se il colore azzurro la rende poco appariscente. Il progetto è caratterizzato da diversi giochi percettivi: l'elemento preminente è la ciminiera, una vera e propria torre. Tornquist ha insistito per eliminare le classiche strisce rosse e bianche, che non sono prescritte da alcuna norma di legge ma solo richieste dall'Aeronautica italiana, mentre le norme NATO consentono altre soluzioni. In realtà, specialmente in una zona nebbiosa, un trattamento a luci adeguato all'ambiente rende l'oggetto molto più visibile delle strisce bianche e rosse. La torre è colorata con una vernice lucida per riflettere la luce in modo diverso dal lato dell'autostrada nord e da quello della campagna sud, situato a nord, che è sempre in ombra, quest'ultimo è quindi colorato con tinte chiarissime per farlo scomparire nel cielo. Una parte dell'edificio sottostante invece è verde: per capire la scelta di questo colore bisognerà aspettare che siano un po' cresciuti gli alberi che circondano il termoutilizzatore, entro i quali si immergerà uno spigolo della costruzione. Un'altra parte è di colore cangiante, reso con una tecnica poco usata in architettura. Questo edificio, che è il "cervello" dell'impianto, ha volutamente anche un "peso" visivo maggiore. Il capannone più grande ha un taglio vivo in acciaio inox, che riflette la luce solare in modo diverso a seconda dell'ora del giorno. La superficie è irregolare per spezzare la forte rifrazione che nel pomeriggio avrebbe disturbato gli automobilisti.
La torre dell'acqua a Cernusco sul Naviglio (Milano)
La Torre dell'Acqua di Cernusco Sul Naviglio è un edificio imponente e prestigioso degli anni Trenta. Nello stato di fatto i prospetti erano di colore grigio, nel progetto sono stati studiati per essere visti sia da lontano che da vicino. La logica dell'intervento adottata dal progettista è stata quella di conservare il segnale della Torre, alleggerendone però il segno. La scelta dei colori la rende leggera, ma crea un aspetto insolito: le facciate est ed ovest sono dominate dai colori blu che verso l'alto si schiariscono per unirsi al cielo; il lato sud e nord sono invece nei colori rosa, che ugualmente si schiariscono verso l'alto, creando la lettura di un riflesso colorato, ma non di due colori distinti. Il colore cambia lungo gli spigoli. L'edificio sarà così molto mutevole con il mutare della luminosità così come con il mutare del colore della luce del giorno. I colori dei campi interni delle facciate principali si invertono, di modo che sui lati blu diventano rosa, sui lati rosa blu, si ottiene così una policromia affine su tutte le facciate. Più un campo va in profondità più scurisce il suo colore, aumentando così la lettura di plasticità degli elementi dell'edificio. La colonna sulla facciata sud in alto ha l'aspetto di oro caldo, dipinto in lriodin, un pigmento che non ossida. Le due nicchie accanto sono in azzurro, per dare l'idea di risucchio dei cielo. Gli elementi in granigliato sono stratificati con gli lriodin indicati, per lasciare la leggibilità del loro colore, dando solo un leggero riflesso di cangianza secondo i diversi lati della torre. Gli elementi montati sul tetto sono verniciati in blu chiaro (NCS:0020-R80B), in modo da diminuire il loro impatto visivo. I vetri posati in opera a sostituire quelli preesistenti sono con riflessi grigio blu (argento S 020 della ditta Flachglastel).
Stabilimento Francoli, Strada provinciale, Ghemme (Novara), 1992
La situazione di partenza era: tipologie architettoniche molto differenti, da interessanti esempi di inizio secolo a banali corpi degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, colori già definiti dal 1090 dell'azienda, materiali cromaticamente non modificabili e una ciminiera da aggiungere. Ciò portava a una strategia ispirata alla colorazione "casuale" di un villaggio, in cui le tipologie sono innumerevoli ma un'immagine coordinata si esprime negli accostamenti cromatici. La ciminiera vista da lontano (in particolare dal raccordo autostradale di nuova costruzione) ne diventa il segnale. Punto di partenza sono stati i colori non modificabili di pietre e granigliati, che erano parte di una triade nella quale si inserivano anche il blu del cielo e il colore della clorofilla della vegetazione. I colori segnaletici della ciminiera, dettati da una norma internazionale, aggiungevano un'altra triade leggermente sfasata, che creava momenti di rottura tra cielo e ciminiera, ma comprendeva due dei colori del logo della distilleria, e richiamava alla zona degustazione sita dall'altra parte della strada. Il progetto giocava sulla presenza di tutti i colori da tutti i punti di vista, cosicché la ricchezza del “villaggio" potesse diventare immagine dell'azienda.
Case popolari, Grugliasco (Torino), 1980, in collaborazione con lo studio A.I.Torino.
I colori delle facciate principali seguono quelli di due cerchi cromatici ci spostati di 180° l'uno rispetto all'altro, con percorsi inversi Il cerchio cromatico che determina i colori delle facciate rivolte verso lo spazio centrale è più chiaro perché possa ampliare lo spazio stesso; il cerchio cromatico che determina i colori delle facciate rivolte verso l'esterno è più scuro per accrescere l'idea di unità degli edifici. I cerchi cromatici hanno le seguenti funzioni:
raggruppare gli edifici;
facilitare l'orientamento all'interno dei complesso; la tinta degli ingressi è quella delle relative facciate, ma con saturazione massima;
assecondare le condizioni causate dal l'orientamento degli edifici: i lati che prendono sole al mattino hanno tinte fredde, quelli che prendono il sole nel pomeriggio hanno tinte più calde;
aumentare fa lettura di plasticità: dove la facciata dell'edificio è rientrante, la tinta è più scura. Il colore delle testate, essendo più scuro da un lato e più chiaro dall'altro, aumenta la lettura di luminosità. Questo gioco di luce e ombra è invertito nelle due file di edifici per rendere più dinamica la lettura. I colori dei singoli elementi seguono questa regola: più sporge un elemento della facciata, più chiaro è il suo colore, per aumentarne la plasticità e la luminosità.
Jakominiplatz, Graz, Austria, 1996, in collaborazione con l'arch. Jörg Mayr e l'arch. Johannes Fiedler
La piazza Jakomini è la piazza più attiva di Graz, è il cuore del traffico urbano. Non è un luogo per riposare, ma dove si deve stare attenti, essere svegli. Giallo è energia, è leggero, è ben visibile e invita all'attenzione. I pilastri sono la misura della piazza e giallo è il colore di Apollo, dio della misura. Fulmini che nascono dall'asfalto grigio scuro. I cinque bracci che portano la luce sono colorati secondo un cerchio cromatico relativo al giallo. Così anche nella grigia quotidianità c'è un po' di gioia. Di notte il cielo è sostituito da un soffitto di luce. Al bordo della piazza c'è il mercato, il colore delle casette è verde come le foglie dei castagni sotto i quali si trovano. In questo caso è la merce a produrre il colore. La loro presenza nomade è volutamente autonoma.
Biblioteca in un edificio preesistente a Cernusco Sul Naviglio (Milano)
La nuova Biblioteca Civica Lino Penati nasce dal recupero di uno stabile di proprietà della Provincia di Milano, acquistata dal Comune nel 1996. L'immobile preesistente, costruito nel 1967, era adibito a scuola. I colori impiegati sono stati scelti sulla base di un'impostazione progettuale: per le facciate della biblioteca, la strategia scelta è quella di differenziare cromaticamente i singoli edifici, per evitare che l'organismo edilizio appaia troppo imponente, ed entri in concorrenza visiva con le belle ville (non dipinte correttamente) che si trovano accanto. Per ciascuno dei quattro edifici (ingresso escluso), è stato scelto un colore dell'armonia a quattro colori (tetrade). Il blu del cielo, il verde della vegetazione nel quale l'edificio è immerso, ma questi ultimi due colori sono volutamente non in perfetta corrispondenza, ma un po' virati per dialogare e non nascondersi. Gli altri due colori, rosa e arancio, sono colori usuali per la tinteggiatura degli edifici del luogo. Tutti i quattro colori hanno la medesima chiarezza e saturazione, per bilanciarsi; il rosa, che crea l'ombra nel trompe-I'oeil dell'edificio 4, è il più scuro. Il trompe-l'oeil ridimensiona il corpo di fabbrica con fronte sulla Via Cavour, che è più grande in confronto agli altri edifici, quindi sproporzionato. I colori dei tetti, delle gronde e dei pluviali sono grigi neutri. All'interno sono stati utilizzati colori neutri e omogenei, per non distrarre l'occhio e favorire una maggiore concentrazione alla lettura.