Il colore perché la città sia labirinto di sorprese

Jorrit Tornquist Il colore perché la città sia labirinto di sorprese Gazzetta dei Popolo Mercoledì 31 Gennaio 1979

79/01.19 Gazzetta del Popolo -IT

IL «CASO TORINO»


Jorrit Tornquist, nato a Graz, Austria, nel 1938, è uno degli operatori estetici più attivi nel campo della identificazione e della significazione delle forme, come anche delle strutture della sua apparizione. Vive dal 1966 a Milano. Siamo lieti di pubblicare questo suo contributo ai nostri interventi per rompere la monocromia del tessuto urbano torinese.

La città come saggio artificiale non può avere un aspetto naturale, soltanto un volto organico, che rispecchia la sua crescita specifica. L'apparenza della natura è sempre giusta e armoniosa, perché le regole della percezione e lo Sviluppo dei sensi stessi in un determinato modo hanno origine nella necessità di sopravvivenza. Il fatto che certi stimoli provochino sensazioni gradevoli e altri sgradevoli, secondo un benessere biologico, porta a quello che chiamiamo oggi estetica, in tutta la sua complessità. Queste regole, nettamente legate alla Percezione, non subivano alterazioni particolari, anche se la visione del mondo sottostà a un mutamento continuo.
La città come habitat è cresciuta nel susseguirsi di esigenze diverse, ogni volta specifiche, e nell'alternarsi continuo di visioni e in conseguenza interpretazioni del mondo. Ogni edificio è una traccia, un testimone visivo, di un momento specifico. Con lo staccarsi o meglio «volersi staccare» dal passato nasceva la moda della monocromia, strettamente legata alla paura della decisione al rifiuto di una responsabilità individuale verso il collettivo, al qualunquismo. Più ancora adatti ad uccidere la specificità di un edificio, sono i murales, affreschi o simili barbarie, perché spesso espressione di una vanità mista a rabbia o fede troppo personale e momentanea.
Il periodo successivo alla « rottura » necessita una ricomprensione del passato. Questo non significa un passo regressivo, anzi porta verso una autocomprensione e quindi risolvendo il meglio possibile le necessità dell’oggi, un passo verso il futuro che è già nel presente. Immaginiamoci una città come sequenza di spazi e pensieri, portata a una facile, perché giusta, lettura secondo le sue specifiche leggi di crescita spaziale e spirituale, ciò dovrebbe portare il cittadino a una autocomprensione e responsabilizzazione verso la sua città, e a un sentirsi a proprio agio.
Chiaramente non tutto si può fare con il colore, però più di quanto non si pensi. Anche perché ogni iniziativa verso una riumanizzazione porta a riflessioni in altri campi e alla rilettura dei momenti passati e a metterli in relazione all'oggi che è la città. Analizzando le necessità e possibilità del colore è innanzitutto da osservare che il colore ha un'influenza fisica e psichica molto maggiore di quanto ci si renda conto, basta pensare che si tratta di una radiazione continua che non colpisce soltanto l'occhio ma tutto l'uomo. Colore è luce, è la rifrazione di una parte dello spettro proiettato su esso. Mi risparmio qui di citare degli esempi di influenze psichiche, perché entrando nei problemi della medicina, le ricerche fatte in tal campo e le applicazioni derivate, mi porterebbero fuori misura. Vorrei soltanto sottolineare che questa proprietà del fenomeno, che chiamiamo semplicemente colore, è tutt'altro che trascurabile. Avendo oggi conoscenza più profonda di tal fenomeno che nel passato, sarebbe veramente una sciocchezza non utilizzarla. Altrettanto importante è osservare come cadono le ombre e le luci secondo l'arco che traccia il sole durante il giorno e secondo le luci artificiali alla sera e di notte. Le parti illuminate proiettano egualmente luce verso le altre facciate (un fenomeno, penso, che chiunque viva in città sente anche nell'interno dell’edificio di fronte).
Dunque con l'osservazione di come cadano le ombre e si proietti la luce, entriamo negli argomenti percettivi più evidenti:
a) la forma è leggibile tramite la luce che cade su di essa. Parti di diversa illuminazione ci danno la lettura dei volumi;
b) luce e ombra sono soltanto leggibili come tali, perché di colori diversi (conoscenze che cominciavano ad essere usate nella pittura del Millequattrocento). Questo spiega anche il fatto che la forma è un'esperienza successiva che richiede già per essere letta come tale, una decifrazione e interpretazione del colore che si manifesta su di essa. Questa necessità di un processo intellettuale spiega anche il fatto della più facile determinazione della forma. Già le parole come «forma di comportamento» «forma di stile» ecc... fanno vedere che quasi tutto è subordinato alla forma. L'uso del colore era più che altro simbolico anche se chiaramente legato a significati psichici. Non si prendeva in considerazione l'intensità dell’influenza del colore verso la psiche.
Usando queste vecchie conoscenze (a + b), mai applicate nella tridimensionalità (e credo di essere l'unico ad usare queste conoscenze), si comprende che col colore si possono alterare in modo incisivo il volume e la sensazione di illuminazione; e in più la scelta delle tinte deve anche tener conto che col mutare dell’illuminazione si alterano anch'esse. Una armonia cromatica applicata ai corpi deve considerare tutte le possibili alterazioni delle tinte, sia con lo spostarsi del sole, sia con il cambiamento dello spettro della luce, più evidente nell'illuminazione artificiale. Da ciò che si è detto sopra deriva anche la possibilità di « mettere in luce », nel vero senso della parola, edifici ormai affogati nelle case. Io penso sarebbe un camminare in una città piena di sorprese, sorprese nuove ogni ora che si sposta il sole una armonia viva che si modifica e muta.
Parliamo dell'armonia, come ordine naturale degli stimoli che provocano un sentirsi bene biologicamente. Immaginiamoci di avere una continua disarmonia sonora nelle orecchie, di lì a poco non la sentiremo più, però l'attacco verso il nostro equilibrio psichico rimane inalterato. Lo stesso accade con la disarmonia cromatica nata con l'avvento dell'industrializzazione. Un altro fatto altrettanto importante è l'orientarsi facilmente in città, qui il colore è uno dei mezzi più opportuni; una applicazione buona è la Metropolitana Milanese.
Diamo alla città, come pianta artificiale, i colori giusti corrispondenti alla sua specifica legge di crescita con tutto il rispetto per la sua storia, ma in più mettiamo al servizio dei cittadini tutte le nuove conoscenze.